Mohammed ci compera le arance per la strada

Fin da subito, mi rendo conto che Mohammed abu Ismael non è nè uno stolto nè un ignorante. Durante il viaggio dall’aeroporto verso il nostro albergo di Amman, chiacchieriamo della nebbia che attanaglia la zona, ironizzando sul fatto che abbiamo fatto tanta strada per ritrovarcela davanti. Il suo inglese è fluente, ben strutturato, e a parte l’accento arabo, Mohammed usa le parole appropriatamente.

Spontaneamente ci dice che è laureato in matematica e che per molti anni ha insegnato in Arabia Saudita; subito vuole chiarire la sua posizione rispetto a noi, ma sopratutto vuole sottolineare che non è la solita guida.

Quando si viaggia bisogna anche riempire i tempi morti. Io sono curioso e socializzo facilmente, mi piace ingannare il tempo giocando con le parole. Con il deserto fuori dai finestrini, cerco di tenermi impegnato con la macchina fotografica per far passare il tempo durante i lunghi trasferimenti. C’è chi ha la capacità di addormentarsi nel momento in cui si parte e di svegliarsi appena si arriva, ma io da guidatore ho sviluppato la capacità opposta. Non avendo soggetti da fotografare, la conversazione diventa importante per rompere la monotonia.

Mohammed si rivela din da subito un ottimo interlocutore; spigliato, si vede che aveva voglia di scambiare due chiacchere con persone provenienti da culture diverse. E’ abituato, mi dice, a portare a spasso gente di tutti i tipi, da professori con una cultura vasta come in mare, a ignoranti che non perdono occasione di insultare la loro cultura ed il loro mondo. Ma lui non ci fa caso, per fortuna sono pochi.

Mohammed ci aspetta durante una visita

Inevitabilmente si finisce a parlare di usanze, costumi, religioni. Quando due culture così lontane e paradossalmente così vicine entrano in contatto, gli ignoranti combattono, gli intelligenti discutono. E noi ne abbiamo parlato, a mente aperta ma con le giuste misure. E ci siamo trovati d’accordo quasi su tutto, e sopratutto sul fatto che le due civilità sono largamente ingoranti l’una dell’altra.

Mohammed si è raccontato un pezzo alla volta. Durante i trasferimenti la sua storia l’ha raccontata a piccole tessere di un grande puzzle, e man mano che ci siamo avvicinati alla fine del nostro viaggio in Giordania, questo puzzle ha preso forma.

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Di mestiere ha sempre fatto il venditore di automobili. Non ha specificato di quale marca o genere, ma ha lasciato intendere che il livello fosse medio-alto. Ha viaggiato molto per il suo lavoro, spesso in Germania, ma anche in Spagna e Italia. Commerciava prevalentemente nel mercato dell’usato, ci racconta, specie per i pezzi di ricambio, che qui arrivano con il contagoccie, quando arrivano.

Il mercato dell’auto nei Paesi Arabi è molto florido. Dato il clima e le condizioni estreme, le auto si usurano velocemente ed hanno bisogno di costante manutenzione e sostituzione. Inoltre le tasse d’importazione sono elevatissime; una macchina arriva a costare in tasse quasi quanto il valore della macchina stessa, e quindi il mercato dell’usato fiorisce, perchè permette di mantenere basso ed abbordabile il prezzo, anche se ad Amman le Mercedes e le BMW si sprecavano.

Al massimo del suo splendore, Mohammed aveva messo in piedi una rete di vendita che poteva contare su tre show room ad Amman, più collegamenti in tutto il paese. A suo dire, era molto conosciuto in Giordania.

Padre di nove figli e nonno di undici nipoti, si è goduto il suo benessere. Era anche un devoto praticante, ma mai fanatico, ha tenuto a sottlineare; da qui deriva la sua abitudine di alzarsi alle 4.30 del mattino per poter assistere alla prima preghiera della giornata, alle 5. Lettore interessato, oltre a praticare con regolarità i dettami dell’Islam, si è sempre documentato sulle altre religioni. Mi ha sorpreso più volte con la sua conoscenza della Cristianità e del Buddhismo, e si vedeva che non ripeteva a memoria ciò che aveva letto.

Mohammed ha dichiarato di aver anche fatto per ben due volte lo Hajj, il pellegrinaggio rituale alla Mecca, che ogni buon musulmano dovrebbe fare almeno una volta nella vita. La cosa però ha sempre stonato con l’immagine di laico con cui si mostrava a noi. Ma come, gli chiesi una volta, se sei così devoto perchè non ti fermi mai per pregare?

La risposta non si è fatta attendere.

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Da buon commerciante, Mohammed ha sempre avuto molti contatti con tanta gente. Tra i tanti, gli era capitato di fare affari con un imam saudita che viveva nel nord del’Arabia Saudita. Questo personaggio lo convinse che l’attività sarebbe stata largamente più florida in quel paese, al punto che Mohammed, oramai convinto sia dell’opportunità sia della persona di cui si fidava, liquidò tutte le sue ben avviate attività in Giordania per investire tutto nella nuova impresa. Come poteva non fidarsi di un uomo di religione?

Quale errore.

Entro pochi mesi l’imam si prese tutti i suoi capitali con un inganno, lasciandolo nella miseria più nera. Dopo aver inutilmente tentato di appellarsi alla giustizia locale, Mohammed si ritrovò da solo, con la famiglia da mantenere, in Arabia Saudita, senza soldi per tornare ed oppresso dai debiti e dalla vergogna. Si mise a lavorare come insegnante di matematica per sbarcare il lunario, ma era vita dura e grama.

Poco alla volta cadde nella depressione più nera. Ci raccontò che era arrivato a non avere nemmeno più i soldi per comperarsi le sigarette, proprio lui accanito fumatore dai denti oramai color nicotina. In qualche modo ritornò in Giordania, ma oramai aveva completamente perso la fede, non in Dio quello no, ma negli uomini che si professavano religiosi. Mi disse che erano tutti ipocriti. Anche facendogli notare che non sempre è così, e che da noi succede ben di peggio tra i religiosi, Mohammed non ne ha voluto sapere. Lui, con la comunità religiosa islamica aveva chiuso per sempre.

Passando davanti ad una moschea che si stava riempiendo di gente per la preghiera, mi disse che era dal 2006 che non vi metteva piede. Non ne aveva più bisogno. A lui bastava pregare direttamente Dio, perchè essendo tutti figli di Dio, per quale motivo mai avrebbe avuto bisogno dell’imam per parlarci?

Mosso a compassione per la sua situazione terribile, un amico proprietario di un’agenzia di viaggi locale, invece di offrigli l’elemosina ed umiliarlo, gli propose di accompagnare i turisti stranieri diventando una guida turistica; il suo inglese gli sarebbe venuto molto utile.

Chiuso tra l’incudine ed il martello, Mohammed accettò. Cinque anni dopo eccolo con noi a girare per la Giordania. Soldi pochi, che però gli consentono di fare una vita dignitosa e di mandare a scuola i tre figli più piccoli, due femmine e l’ultimo maschio. Attraversando il mercato di vestiti usati di Amman, ci disse che lui preferiva comperare gli abiti usati, sia perchè costavano meno, sia perchè si poteva comperare abbigliamento di marca a prezzi stracciati. Passando per Madaba ci raccontò che la figlia maggiore aveva da poco presentato in famiglia un pretendente, e che speravano di maritarla presto, perchè così a lei avrebbe provveduto il marito e le spese di casa sarebbero calate.

Ricordo che gli chiesi come mai non ricominciasse in piccolo il mestiere che gli riusciva meglio. Mi rispose che oramai la sua reputazione era compromessa e che si vergognava troppo di ripresentarsi nello stesso ambiente. Sperava di poter fare una affare comperando la macchina su cui viaggiavamo, e che ha usate sempre e solo lui, per rivenderla ad un prezzo maggiore e da lì ricominciare con qualche piccolo commercio, e che comunque avrebbe scarrozzato turisti per il resto della sua vita.

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Durante il viaggio Mohammed mi disse che aveva una macchina fotografica digitale, regalo di un turista che però non gli aveva lasciato il caricabatterie. Per cercare di farla funzionare, aveva avuto la brillante idea di attaccarla ad una batteria da macchina invertendo la polarità, di fatto bruciandola. Mi sono offerto di fargli avere il pezzo di ricambio.

La sera prima della partenza, ci diceva, era triste perchè quando conosci gente diversa ma piacevole come noi è sempre difficile separarsi. Venendo a prenderci alle 4 per portarci in aeroporto per tornare in Italia, Mohammed avrebbe dovuto portarmi un foglio con il modello della batteria, ma si vedeva che non era di buon umore, e l’orario certo non aiutava.

La sera prima avevo preparato due buste, una con la valutazione per la agenzia locale ed una con 50 dinari di mancia che era quello che mi era rimasto dei soldi cambiati; mi pareva una cifra adeguata. Nel dargli le due buste mi aspettavo i dettagli della batteria, ma mi rispose che li aveva dimenticati, e che una volta arrivato a casa me li avrebbe mandati per sms. Ci siamo congedati con un abbraccio alle 4.30 del mattino davanti al terminal 2 dell’aeroporto di Amman.

Non ho mai ricevuto il suo sms.

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One Response to “Giordania, l’imprenditore decaduto”

  1. Omar scrive:

    Un racconto, narrazione interessante. Questo dimostra che viaggiare non e’ soltanto visitare siti turistici ricchi di storia e civilta’ ma anche offriva la possibilita’ di capire ed interagire con l’altro. Ma qui voglio dire che Mohammed non era una vera guida professionale certificata, ma era semplicemente un conducente/autista che parlava l’inglese ed accompagnava i turisti.

    Omar (omartguide@yahoo.com)