I colori del Mar Morto

Dopo una giornata di totale relax, riprendiamo volentieri la nostra routine. Mohammed ci fa partire presto, anche lui annoiato della giornata buttata via ad Aqaba. Di sicuro questo non è un luogo che elencheremo tra i posti da rivedere.

Percorriamo la strada che corre lungo il confine con Israele. Non c’è nessuno nella terra di mezzo. Ci chiediamo come mai non sia sorvegliata, e Mohammed placidamente risponde che in realtà è un enorme campo minato, oltretutto le mine sono per la maggior parte di produzione italiana.

Incontriamo svariate macchine della polizia appostate sui bordi della strada con il radar puntato. Fa tanto caldo durante l’anno che gli hanno costruito dei ripari per tenerle all’ombra. Passiamo il posto di blocco in uscita, e un’oretta dopo raggiungiamo la parte meridionale del Mar Morto.

Ampie coltivazioni verde lussureggiante producono pomodori destinati all’esportazione. I braccianti sono al lavoro, chini sulle coltivazioni. Di tanto in tanto, lungo la strada, qualche ragazzino vende pomodori colti di nascosto, alloggiati in cassette di legno assemblate in qualche modo.

Finalmente arriviamo al Mar Morto. I colori sono incredibili anche se c’è tanta foschia e la giornata non promette bene. Ci fermiamo in vari punti suggestivi. Mohammed ci dice che il lato giordano è il più bello. Non avendo elementi per giudicare, prendo per buona l’affermazione.

Harley Davidson

Scorci suggestivi

La strada si snoda lungo le scogliere del Mar Morto. Incrociamo un gruppo di motociclisti che montano Harley Davidson. La guida ci spiega, lasciandomi sgomento, che in Giordania le moto sono illegali. Solo le moto però non gli scooter. C’è solo un club di Harley che ha ottenuto il permesso governativo, ma il tutto è strettamente regolamentato. Devono presentare richiesta con largo anticipo, specificare il percorso e da lì non possono deviare, pena la confisca della moto ed il ritiro della patente.

-400 metri

Costeggiamo il Mare più salato del mondo. Sul bordo si nota il segno del diminuito livello. A causa del consumo dell’acqua del fiume Giordano, uno dei pochi immissari ad alimentare le acque di questo mare pazzo, e dello sfruttamento delle sue acque per l’estrazione di sali minerali, il livello sta scendendo rapidamente. Il Mar Morto è occupa una valle naturale; il suo livello è posto a -400 metri sotto il livello del mare e quindi soggetto ad una forte evaporazione, ma ha perso ben 27 metri dal livello originario, e sta lentamente morendo. Ci sono progetti per alimentarlo dal goldo di Aqaba, ma in questi posti fare contenti tutti è praticamente impossibile.

Terme nel deserto

Lussureggianti piantagioni di pomodoro

Incontriamo una costruzione lungo la costa, indicata come termale. Mohammed ci spiega che sono le sorgenti termali di Ma’In. La costruzione che vediamo è dedicata ai locali, mentre più in alto c’è una vera e propria stazione termale. L’acqua infatti sgorga in una naturale cascata alla temperatura di 65 gradi centigradi. A posteriori scopro che è un resort della catena di super lusso Six Senses http://www.sixsenses.com/Evason-Ma-In/.

Spiaggia salata

Ci avviciniamo ad un complesso di alberghi. Sulla nostra sinistra si apre un’area attrezzata. La guida ci spiega che quella è la spiaggia riservata ai locali. Gli chiedo cosa costa l’ingresso, e lui risponde qualche dinaro. A quel punto la domanda successiva è spontanea: cosa costa il nostro ingresso presso un albergo? Lui ci risponde che non lo sa di preciso, ma pensa sui 30/40 dinari! E pensare che ci staremo solo qualche ora.

A Mollo nel sale

Il sale del Mar Morto

Ci fermiamo ad un Hotel della catena Holiday Inn. Abbiamo l’accesso alla spiaggia pagato, e la sosta prevede tre ore di bagno. Incredibilmente sembra estate. Indossiamo il costume e scendiamo sulla spiaggia color ocra. Qualche ombrellone di paglia, qualche sdraio, alcuni turisti ricoperti di fango, un vociare felice. Dalla spiaggia libera di fianco arrivano schiamazzi gioiosi dei locali che si divertono.

Ci avviciniamo alla spiaggia, testo l’acqua, non è per niente fredda, chissà che temperatura insopportabile deve avere d’estate, però è come oleosa. Dei connazionali molto gentili che conosciamo sul posto ci avvertono di fare attenzione agli occhi; loro si sono fermati con i bambini un paio di giorni e l’esperienza l’hanno già fatta, non è piacevole mi dicono. Assaggio l’acqua PUAH è salatissima, brucia sulla lingua. Mentre avanzo nell’acqua tra le grida divertire degli altri mi rendo conto che qualcosa non torna. Dovrei essere immerso fino al mento, invece non tocco più ed ho fuori mezzo torace! Mi metto sulla schiena e sono fuori praticamente tutto; mi ribalto nell’acqua eppure non riesco ad immergermi. Un ragazzo entra con la macchina fotografica, una signora legge un libro. Quest’acqua pazza ti fa galleggiare come un pallone gonfio d’aria.

Altro che galleggiamenti

Torniamo in spiaggia ridacchiando. Sul mordo del mare i piedi affondano nel fango. Mi fermo e ne raccolgo un pò, lo vendono a peso d’oro questo fango. Sembra plastilina, pongo, das, insomma avete capito. Ce lo spalmiamo sulla pelle, una sensazione piacevole. Diventiamo neri in pochi minuti. Chiacchieriamo seduti a bordo mare mentre il fango si asciuga. Una volta asciutto, la crosta tira la pelle. Ci laviamo prima nell’acqua del mare, un pò me ne entra nel naso nonostante espirassi, e vado a finire il lavoro nella doccia. I costumi chiari però sono macchiati irrimediabilmente; portateveli scuri se volete fare i fanghi.

Il sole si copre, e decidiamo di passare nella piscina che sovrasta la spiaggia. Nuvoloni minacciosi coprono il sole e comincia a fare freddo. Stiamo a mollo nella vasca calda ad idromassaggio; bambini che giocano, qualche turista, ma fondamentalmente l’albergo è deserto. Scatto qualche foto di cieli drammatici e panorami intensi. Fa freddo e si alza il vento, ci rivestiamo e chiamiamo l’autista. Tempo di tornare ad Amman, il nostro tour è terminato.

Ad Amman per cena

Arriviamo ad Amman nell’hotel da cui siamo partiti. Salutiamo Mohammed, l’indomani la sveglia è alle 3, abbiamo l’aereo alle 6.

Luce innaturale prima di un temporale

Doccia e sonnellino, andiamo a cena in Wakalat Street. Considerato il quartiere lusso di Amman, è una fotocopia in piccolo dei centri città moderni stile Dubai. Negozi occidentali cari come il fuoco, tutto lindo e pulito. Il tutto stona molto con il circondario, che invece ha il classico stile caos/fatiscente del resto della città. Mangiamo in un ristorantino Libanese, a base di cocktail di frutta e shourma e ritorniamo in albergo un pò mesti, le vacanze non durano mai abbastanza.

Andiamo a letto presto anche se non abbiamo sonno. Domani sveglia presto: nebbie padane, stiamo tornando!

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