Natura selvaggia nel Wadi Rum

A differenza degli altri giorni, questa volta la nostra guida ci ha dato appuntamento tardi, verso le 10. Infatti gli ho chiesto di arrivare al Wadi Rum sul tardi, in modo da fare il giro nel deserto nelle ore subito prima al tramonto. I colori saranno più intensi e le foto verranno meglio, oltre ovviamente a vedere il tramonto nel deserto, che è sempre un’esperienza di per se.

Anche se abbiamo puntato la sveglia tardi, oramai il nostro orologio biologico si è abituato ed alle 7 in punto siamo belli vispi. Andiamo a fare colazione con calma, e nel frattempo gli invio un sms chiedendogli di venire prima.

Chiudiamo le valigie e le portiamo alla reception, nell’attesa della guida. Per fa passare i minuti che mancano alla partenza, vado dal negoziante di fronte all’albergo e mi compero una keffieh. No ho già quattro a casa, una rossa giordana, una nera saudita, una nera palestinese ed una verde. Ne scelgo una color sabbia decorata di vari colori, che poi si rivelerà ambitissima da Angela…

Mohammed si presenta qualche minuto prima delle 10, e lo informo dello sms. Lui asserisce di non averlo ricevuto, io guardo il Blackberry ed infatti non è manco partito. Pazienza.

Uscendo dalla valle di Petra ci ritroviamo a sbucare sulla grandiosa vista della valle del Wadi Rum (che però si pronuncia “Ram” non chiedetemi perchè). Percorriamo tre ore di strada, dove più che fotografare i cartelli che avvertono dell’attraversamento di cammelli non riesco a fare, e finalmente raggiungiamo l’ingresso del Wadi Rum. Mohammed in realtà non ci fa entrare da lì, ci ha portato solo per mostrarci la famosa formazione rocciosa chiamata “I Sette Pilastri della Saggezza”, dal nome del libro di memorie di Lawrence d’Arabia.

Anche se controsole, scatto qualche foto e poi ci dirigiamo verso il campo nel deserto di suoi certi amici…

Pranzo nel deserto

Campo nel Wadi Rum

Arriviamo per mezzogiorno. Usufruiamo subito delle toilette. Mohammed ci presenta i suoi amici, che ci fanno fare un giro del campo e ci fanno visitare le tende, fornite persino di doccia. Carine, un pò piccole e un pò odoranti, ma alla fine fa anche un pò parte del gioco (l’odore intendo). Ci rammarichiamo di dover passare la notte ad Aqaba, qui il cielo la notte si illumina di mille e mille stelle. Consideriamo persino di tornare indietro e dormire comunque lì, pagando l’extra, ma poi rinunciamo per problemi logistici.

Il pasto è abbondante, fin troppo, a base di cucina locale saporita ed intensa ma molto gustosa. Gatti di vari colori si affollano subito intorno a noi; certo non patiscono la fame, ma una gattina con le mammelle grosse si fa avanti timida, e le lancio parecchi pezzi di carne. Lei di sicuro ne ha più bisogno degli altri.

Mentre finiamo il pranzo arriva un pulman di spagnoli, che sciamano prima nelle toilette e poi affollano i tavoli. Lo staff allestisce velocemente un grande buffet a base di carne.

Il Wadi Rum

Wadi Rum dalla casa di Lawrence

Poco dopo ci alziamo da tavola, Mohammed ci annuncia che la nostra guida sta per arrivare. Ci avviciniamo all’ingresso del ristorante. Mohammed ci dice che ha la migliore macchina della zona. Poco prima abbiamo visto sfrecciare delle poderose 4×4 nuove fiammanti, e mi chiedo che razza di attrezzo possa avere, visto che è la migliore della zona.

Infatti poco dopo si avvicina una cigolante Jeep SUV di almeno 10 anni fa con il parabrezza rotto. Ci presentiamo alla guida e Mohammed ci decanta la conoscenza di Eid del Wadi Rum. Non lo dubitiamo e saliamo sulla “nuovissima” Jeep. Il mio sedile è rotto e sobbalza ad ogni cunetta, ma come si sul dire, l’importante è che la guida sappia quello che fa.

Ci addentriamo nella magnificenza del Wadi Rum. Mentre l’autista smanetta avanti ed intietro con il controllo di trazione, passiamo tra enormi montagne che maestose sovrastano il letto di questo fiume preistorico. Il panorama di tinge di rosso ruggine, lunghe ombre gettate sulla sabbia dal sole oramai vicino al tramonto, cammelli al pascolo liberi. L’incredibile panorama e il silenzio assordante del deserto non si possono descrivere facilmente a parole, bisogna andarci.

Eid si ferma in una conca, vicino a cammelli seduti in attesa di turisti ed un recinto che protegge una roccia. Eid ci dice che qui Lawrence riunì i capi tribù della zona durante la Rivolta Araba. Solla roccia un ignoto artista ha inciso il volto di Lawrence.

Procediamo fra dune e montagne imponenti dalle forme più strane. Interi pezzi di roccia liscia riflettono il sole. Eid accosta ad una roccia dove si vedono chiaramente incisioni rupestri di origine nabatea.

Riprendiamo la nostra passeggiata nel deserto. Il sole è forte e devo usare il polarizzatore, le ombre si fanno sempre più lunghe. Arriviamo sul colle dove Lawrence aveva la sua “residenza”. Si vedono i ruderi di una casetta di mattoni. Tanto è la maestosità dello spettacolo che mi si presenta davanti, che mi dimentico persino di fotografarli. Un’enorme vallata tinta di colori incredibili. Il silenzio è rotto solo dal rumore delle jeep che vanno e vengono, mentre i pochi turisti ammirano in silenzio lo spettacolo.

Tè nel deserto

Tè nel deserto

Eid ci dice che ci porta in un luogo bellissimo per ammirare il tramonto. Passiamo di fianco ad un gruppo di turisti che stanno approntando un campo di tende per passare la notte. Un pò li invidiamo, penso che tornereremmo in Giordania solo per passare la notte in questo paradiso/inferno.

Arriviamo nel posto che Eid indica come ideale per il tramonto. Una enorme spianata con due colli, uno occupato da turisti, l’altro deserto. Sapientemente Eid porta la macchina in salita e si ferma in diagonale, tirando il freno a mano; in questo modo non ci si insiabba e si riparte subito. Usciamo dalla macchina e subito va a raccogliere dei rami secchi. Sfodera dal bagagliaio una teiera ed una tanica d’acqua, e acceso il fuoco la mette a scaldare. Ci sediamo intorno al fuoco, fa freddino e il fuoco aiuta, ci godiamo in religioso silenzio il tramonto, rotto solo dal bollire dell’acqua e dal rumore dell’otturatore della mia macchina fotografica.

Il secondo dopo che il sole è sceso sotto all’orizzonte, avvertiamo istantaneamente il cambio di temperatura. Eid spegne accuratamente il fuoco spingendo la sabbia con la scarpa in cerchi concentrici, in modo da non mandare nessun lapillo in giro, ritira tazze e teiera e ci invita a salire in macchina. Qui la notte scende in fretta, e persino i beduini non hanno voglia di viaggiare nel deserto senza luce.

Al ritorno però Eid non risparmia la macchina. Al contrario dell’andata, dove andava piano piano, sulla strada del ritorno spara a manetta. Ci dice che guidare sulla sabbia è come guidare sulla neve, e che lui qui è a casa, conosce il posto duna per duna. Gli credo, ma gli chiedo se abbia mai guidato sulla neve; lui risponde di no.

Arriviamo che è buio e ci congediamo da Eid, dopo il solito allungamento di mancia.

Dolci del deserto

Tramonto nel Wadi Rum

Lasciando alle nostre spalle la magia del deserto, ci rassegnamo a passare una giornata noiosa ad Aqaba. Mohammed ci dice che il nostro albergo è a 12 chilometri dalla città. Prevedendo che il buffet dell’albergo costi una fortuna, gli chiedo di fermarsi da qualche parte a prendere qualcosa da mangiare per il pranzo dell’indomani, così da non doverci obbligare ad andare in città avanti ed indietro.

Si ferma in una pasticcieria araba per la strada. Entriamo e subito ci fanno assaggiare la loro merce, come si usa da queste parti. Prendiamo un bel vassoio di docli fatti di pasta sfoglia, crema di dattero e pistacchi, il tutto ricoperto di zucchero fuso. Una vera bomba calorica.

Aqaba

Ci immettiamo sulla strada principale che porta verso Sud. Dopo qualche tempo sbuchiamo in una autostrada nuova nuova. La guida ci dice che tutti l’apprezzano, perchè è stata costruita dagli italiani 15 anni prima ed è ancora perfetta. Infatti mi ci ritrovo, stessa segnaletica, stessa impostazione.

Raggiungiamo l’unico posto di blocco trovato finora. Mohammed ci spiega che Aqaba è porto franco, e per questo dobbiamo passare un controllo, ma quando lui comunica che siamo turisti italiani, manco ci guardano e ci lasciano procedere.

Dall’alto vediamo tutta la costa illuminata. La punta del golfo di Aqaba si affaccia su ben quattro stati sovrani: da sinistra Egitto, Israele, Giordania ed Arabia Saudita. Mohammed insiste per farci vedere il luogo dove è recentemente atterrato un missile. Arrivati in centro sfilano di fianco a noi i classici mega hotel da dodici stelle. Su una strada che porta al mare si vede un buchetto per terra di qualche centimetro; ridacchiando Mohammed ci dice che il razzo era diretto altrove, hanno solo sbagliato a manovrarlo.

Antiche immagini rupestri nel Wadi Rum

Passiamo dal centro città. Ci fa vedere l’albergo dove dormirà; alla fine quasi è meglio il suo, non tanto per l’albergo in se, ma per la posizione. Prelevo dei soldi dall’ATM vicino e comperiamo qualche arancio per l’indomani. Prendiamo anche un bel chilo di pistacchi salati.

Arriviamo in albergo stanchi. Ci passano le valigie al metal detector. Ceniamo in macchina a base di pistacchi, dolcetti e frutta e facciamo quattro passi per il complesso di Aqaba Marina. Tutto nuovo e tirato a lucido, è il classico esempio di conflitto tra la parte “normale” della città ed il nuovo ed artificiale. Ricorda molto Dubai. Alla fine un pò cotti dalla giornata andiamo a dormire, sapendo che tanto l’indomani avremo tutto il tempo per rilassarci ancora.

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